Categoria: Natura

  • Biciplan: il contributo di MIC-HUB al PUMS

    Biciplan: il contributo di MIC-HUB al PUMS

    MIC-HUB è una società internazionale con sede a Milano che opera nell’ambito della mobilità urbana e dei trasporti. L’ente nasce con l’obiettivo di affrontare la crisi climatica e le crescenti complessità urbane attraverso un approccio che unisce mobilità, design e tecnologia. In particolare, è stato cruciale il contributo di MIC-HUB al PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Roma.

    In relazione alla mobilità urbana, MIC-HUB ha creato la fondazione no-profit Mobilità in città, che si impegna in campagne di partecipazione, formazione, sensibilizzazione e ricerca applicata. L’obiettivo è di promuovere una mobilità sicura, inclusiva e accessibile. Le attività si focalizzano su temi come la sicurezza stradale, il coinvolgimento dei cittadini e dei professionisti, e l’innovazione partecipata degli spazi urbani.

    MIC-HUB ha contribuito allo sviluppo del Biciplan, un piano specifico per la mobilità ciclistica, sotto la coordinazione di GO-Mobility, l’ente responsabile del PUMS.

    La funzione del PUMS

    PUMS sta per Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Si tratta di uno strumento di pianificazione strategica adottato a livello europeo e nazionale — con normativa italiana (D.M. 397/2017) — con l’obiettivo di affrontare in maniera integrata le sfide della mobilità urbana, includendo il trasporto di persone e merci e puntando alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica su un orizzonte temporale di circa dieci anni.

    È finalizzato a migliorare l’efficacia del sistema della mobilità e la sua integrazione con il tessuto urbano, promuovendo una visione di sistema che considera ogni forma di spostamento: pubblico, privato, motorizzato e non motorizzato.

    Il PUMS e il Biciplan

    Il contributo di MIC-HUB al PUMS riguarda il settore specifico della mobilità ciclistica, chiamato Biciplan e stabilisce:

    • obiettivi, strategie e azioni per promuovere e potenziare l’uso quotidiano della bicicletta, sia per spostamenti utilitari che turistico-ricreativi;
    • lo sviluppo infrastrutturale di percorsi ciclabili sicuri, continui e riconoscibili;
    • la mitigazione del rischio per utenti vulnerabili e la promozione della ciclabilità urbana.

    La redazione del Biciplan è obbligatoria per i comuni con più di 100.000 abitanti e le città metropolitane. In particolare, la Città Metropolitana di Roma ha approvato a fine 2024 il suo primo PUMS, un piano di grande importanza per raccordare le politiche e gli interventi alla scala metropolitana.

    Il piano considera la Capitale come parte del sistema metropolitano composto da altri 120 Comuni, per raggiungere una sostenibilità diffusa su un’area di oltre 5.300 kmq ed una popolazione residente di oltre 4.2 milioni di persone.

    Il PUMS integra tutti gli aspetti della mobilità e diversi piani settoriali specifici, tra cui il Biciplan. Quest’ultimo prevede una rete ciclabile di 1.437 km e l’infrastrutturazione di circa 30 nodi strategici per l’interscambio bici–treno. Il territorio prevalentemente pianeggiante e il fatto che il 71% della popolazione si trovi a meno di 1 km dalla rete ciclabile metropolitana di progetto, sono condizioni ottimali per favorire uno scambio modale verso trasporti più sostenibili.

    Mobilità attiva e sostenibile come scopo del Biciplan

    Il contributo di MIC-HUB al PUMS riguarda le analisi e lo sviluppo della proposta di piano relativamente al Biciplan metropolitano.

    Un Biciplan di queste dimensioni ha lo scopo di individuare linee di forza esistenti e potenziali per gli spostamenti in bici, impostando uno schema guida capace di dare un impulso coerente all’implementazione e alla pianificazione di scala locale.

    Analizzando le banche dati GIS (Geographic Information System) e gli strumenti di pianificazione vigenti è stato possibile individuare hotspot di ciclabilità in termini di spostamento funzionale e di tempo libero.

    Lo scopo è lo sviluppo di una vera e propria cultura della mobilità attiva, della sicurezza e del rispetto in strada. A tal fine, il PUMS aiuterà la Città Metropolitana di Roma a realizzare opere di mobilità sostenibile a medio e lungo termine per ridurre l’uso dell’auto privata a favore del trasporto pubblico, degli spostamenti a piedi e in bicicletta.

    Il contributo di MIC-HUB al PUMS
  • Itinerario storico Via Prenestina: la Via Francigena del Sud

    Itinerario storico Via Prenestina: la Via Francigena del Sud

    Tra culto e cultura

    La Via Francigena è molto più di un semplice tracciato: è un corridoio di storia e cultura che per secoli ha connesso il Nord Europa con Roma, e da qui con la Puglia e i porti diretti in Terra Santa. Nata come via di pellegrinaggio, percorsa fin dall’Alto Medioevo da viandanti e mercanti, questa arteria ha trasportato merci, idee, lingue e tradizioni, trasformandosi in quella che lo storico Jacques Le Goff definì “una via di culture”.

    Riconosciuta dal Consiglio d’Europa come Grande Itinerario Culturale, la Via Francigena ha riacquistato negli ultimi decenni nuova vita grazie al turismo slow e all’escursionismo, diventando meta di camminatori alla ricerca di autenticità e contatto con la natura. Il suo tracciato attraversa Roma da nord a sud, offrendo percorsi urbani e naturalistici che uniscono testimonianze storiche di epoche diverse.

    Tra le tratte meno conosciute ma ricchissime di fascino c’è la Via Francigena del Sud, che dalla Capitale si dirige verso la Puglia. Due sono le sue direttrici principali: la Via Appia e la Via Prenestina, quest’ultima custode di un itinerario storico sorprendente.


    Origini e importanza della Via Prenestina

    L’itinerario storico della Via Prenestina affonda le radici nell’antica viabilità romana. Questa strada consolare collegava Roma con la città di Praeneste (l’attuale Palestrina), proseguendo poi verso l’entroterra laziale. In epoca repubblicana e imperiale, la via era un asse strategico per i collegamenti militari e commerciali, attraversando territori ricchi di insediamenti e risorse agricole.

    Oggi, la sua riscoperta come parte della Via Francigena del Sud la riporta al centro dell’attenzione di pellegrini e viaggiatori, interessati a un percorso che unisce archeologia, natura e urbanità.


    La direttrice della Via Prenestina nella Francigena del Sud

    Secondo la delibera del Comune di Roma del 2015, il tratto urbano della Via Prenestina parte da Porta Maggiore, una delle porte monumentali delle Mura Aureliane, e si snoda verso est, attraversando quartieri popolari e aree verdi.

    Il percorso principale è affiancato da due varianti:

    • Tenuta della Mistica – un’area naturalistica che offre un contatto diretto con il paesaggio rurale romano, punteggiato da casali, aree agricole e scorci di campagna autentica.
    • Prato Fiorito – itinerario che attraversa zone di periferia storica e aree verdi, mantenendo un forte legame con il tessuto agricolo e archeologico del territorio.

    Lungo la direttrice principale dell’itinerario storico della Via Prenestina, il pellegrino incontra:

    • Porta Maggiore – straordinario nodo viario antico, dove convergevano diversi acquedotti romani.
    • Villa Gordiani – sito archeologico con resti di una sontuosa villa imperiale tardoantica.
    • Tenuta Formicola e Tenuta della Mistica – zone di transizione tra città e campagna, ricche di biodiversità.
    • Tor Tre Teste e Ponte di Nona – testimonianze di borgate storiche e dell’espansione urbana del Novecento.

    Un cammino tra città e campagna

    La peculiarità dell’itinerario storico della Via Prenestina sta proprio nella sua doppia anima: da un lato il fascino ruvido delle periferie romane, con il loro mosaico di architetture, murales e testimonianze popolari; dall’altro, la quiete delle aree verdi che resistono all’avanzata della città.

    Il camminatore passa in poche ore dal rumore dei tram lungo la Prenestina alla tranquillità di un sentiero sterrato tra campi coltivati e ruderi romani. Questa varietà rende la direttrice una delle esperienze più autentiche della Francigena del Sud.


    Consigli per i viandanti

    Per chi desidera percorrere la direttrice della Via Prenestina, è bene tenere presente:

    • Il tracciato urbano può essere trafficato in alcuni punti, quindi meglio programmare partenze al mattino presto.
    • Le aree verdi come la Tenuta della Mistica offrono punti di sosta ideali per un pranzo al sacco.
    • Alcuni siti archeologici hanno orari di visita limitati: informarsi in anticipo è fondamentale per non perdere tappe importanti.

    Camminare nella storia

    La Via Francigena del Sud è un mosaico di percorsi che uniscono storia, natura e spiritualità. All’interno di questo grande cammino, l’itinerario storico della Via Prenestina rappresenta una porta d’accesso privilegiata alla Roma meno conosciuta, quella che mescola antichità e contemporaneità in un’unica esperienza di viaggio.

    Percorrerla significa scoprire non solo le pietre antiche e i resti di ville imperiali, ma anche il cuore vivo di quartieri popolari e paesaggi agricoli sopravvissuti ai secoli. Un percorso che, come tutta la Francigena, continua a raccontare storie di incontri, fatiche e meraviglia.

    L'itinerario storico Via prenestina. La via Francigena del Sud
  • L’intreccio storico-popolare di Villa Gordiani

    L’intreccio storico-popolare di Villa Gordiani

    L’intreccio storico-popolare tra vita di quartiere e identità culturale

    A Roma, lungo la storica via Prenestina, si apre un luogo sorprendente dove la bellezza antica e la vita urbana si incontrano in armonia, creando un intreccio storico-popolare: il Parco archeologico di Villa Gordiani. Inserito nel tessuto vivace del quartiere Prenestino-Labicano, il sito è molto più di un insieme di rovine: è un vero e proprio paesaggio culturale, dove storia, verde e socialità convivono in uno spazio accessibile e profondamente identitario.

    La storia del complesso archeologico

    Il parco prende il nome dalla dinastia dei Gordiani, tre imperatori del III secolo d.C. – Gordiano I, II e III – ai quali la tradizione attribuisce la costruzione della villa. In realtà, le strutture oggi visibili raccontano una storia più lunga e articolata: il complesso, sviluppatosi in età tardo-repubblicana e imperiale, era un grande esempio di residenza suburbana, con ambienti fastosi, sale termali, ninfei e giardini, pensati per celebrare la potenza e il prestigio della famiglia. Tra le strutture più affascinanti spiccano il cosiddetto Mausoleo dei Gordiani, con la sua caratteristica aula ottagona, e i resti degli acquedotti romani che ancora oggi attraversano il parco come presenze monumentali.

    Passeggiando tra questi resti millenari, ci si trova catturati in un intreccio storico-popolare, un paesaggio capace di sorprendere anche i romani più esperti. Gli alberi secolari, le ampie distese erbose e i percorsi pedonali fanno del parco un’oasi ideale per camminare, rilassarsi o praticare sport, ma anche per riscoprire un pezzo importante della storia di Roma che, a differenza dei luoghi più noti del centro, si offre in modo autentico e quotidiano.

    L’importanza per il tessuto sociale dell’intreccio storico-popolare

    L’intreccio storico-popolare di Villa Gordiani ha vissuto molte vite. Dopo secoli di abbandono, fu riscoperta e studiata tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, e negli anni ’60 fu inserita all’interno di un grande progetto di edilizia popolare che ha profondamente segnato il volto del quartiere. Oggi il parco continua a essere uno spazio vissuto e vissuto bene: un punto d’incontro intergenerazionale, frequentato da famiglie, studenti, anziani e giovani che si riappropriano ogni giorno di un frammento del proprio passato.

    Pur restando ancora in parte da valorizzare nel suo pieno potenziale, Villa Gordiani rappresenta un esempio positivo di come il patrimonio archeologico possa diventare parte integrante del paesaggio urbano, contribuendo alla qualità della vita e alla costruzione di un’identità collettiva.

    Visitare Villa Gordiani significa riscoprire una Roma diversa, meno turistica ma non meno affascinante, dove la storia non è racchiusa nei musei ma si respira nei luoghi del quotidiano. È un invito a guardare oltre il centro, a lasciarsi guidare dalla curiosità e a riscoprire il legame profondo tra memoria, territorio e ambiente.

    Villa Gordiani, simbolo dell'intreccio storico-popolare del V municipio
  • Il polmone verde del Municipio V

    Il polmone verde del Municipio V

    Il parco come luogo di memoria

    Nascosto nel cuore del Municipio V di Roma, il Parco Giovanni Palatucci è il polmone verde del municipio V uno di quei luoghi inaspettati, che sanno ancora sorprenderci. Con i suoi 80 ettari di verde, è molto più di un semplice parco urbano: è uno spazio vivo, ricco di natura, memoria e possibilità.

    Camminando tra i suoi viali alberati si respira un’atmosfera tranquilla e autentica. Il parco prende il nome da Giovanni Palatucci, commissario di polizia e figura eroica della Resistenza, ricordato per aver salvato centinaia di ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

    La storia del polmone verde del Municipio V

    Uno degli elementi più affascinanti del polmone verde del Municipio V è il tratto ancora visibile dell’antico Acquedotto Alessandrino, costruito nel 226 d.C. dall’imperatore Alessandro Severo, che attraversa l’area come un ponte tra passato e presente. Poco distante, un piccolo laghetto naturale ospita ninfee e canne palustri, offrendo rifugio alla fauna locale e momenti di osservazione silenziosa a chi si ferma a guardare.

    Nel 2022, il Dipartimento Tutela Ambientale ha avviato un primo importante lavoro di manutenzione sull’area giochi, situata nei pressi del laghetto. Si è intervenuti su pavimentazioni, giochi danneggiati, viali pedonali e arredi urbani, restituendo decoro e funzionalità a una zona molto frequentata da famiglie e bambini. L’intervento ha segnato l’inizio di una nuova fase di attenzione verso il parco, spesso dimenticato nelle politiche urbane.

    Il parco Palatucci come luogo di aggregazione sociale e inclusione

    Il parco è anche un laboratorio a cielo aperto: grazie al percorso didattico ambientale, i visitatori possono scoprire le essenze vegetali tipiche della campagna romana, esplorare piccoli habitat naturali e riscoprire la connessione con l’ambiente che ci circonda.

    Frequentato da famiglie, sportivi, scolaresche e semplici camminatori, il Parco Giovanni Palatucci è uno spazio da vivere e da proteggere. Come ogni luogo pubblico, porta con sé sfide legate alla manutenzione e al decoro, ma anche grandi opportunità: quelle di restituire alla città un angolo di natura autentica, accessibile e condivisa.

    Se non lo conoscevate ancora, è il momento giusto per andarci. Esplorate il parco Giovanni Palatucci, il polmone verde del Municipio V, nel cuore di Roma Est: un parco che racconta storie, accoglie biodiversità e ci ricorda quanto è prezioso ogni metro di territorio vivo.

    Il polmone verde del municipio V